Lunedì, 27 Maggio 2019

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Democrito, Epicuro, Lucrezio

Omaggio ai Padri della Fisica.

Premessa.

L'anno 2005 è stato dichiarato anno mondiale della Fisica e dedicato, attraverso manifestazioni di vario genere, alla rievocazione del percorso da essa seguito, soprattutto da Einstein in poi, fino a quella che ha assunto la denominazione di "Fisica Quantistica" e che costituisce la frontiera del patrimonio scientifico all'alba del millennio nel quale viviamo.
Tuttavia, è con profondo disappunto che abbiamo rilevato la mancanza di riferimenti, se non qua e là in modo sporadico e senza la dovuta enfasi, a coloro che ben più di due millenni orsono furono gli effettivi fondatori della Scienza Fisica che null'altro è se non il naturale sviluppo di quell'attitudine all'indagine speculativa chiamata "Filosofia".
Parliamo di Democrito, Epicuro e Lucrezio che, senza nulla togliere ad Einstein e ai suoi successori, sono e restano i veri Padri Fondatori della Fisica e gli artefici di una visione della vita universale che in essa aveva, ed ha tutt'oggi, i suoi veri fondamenti.
Proponiamo, pertanto, brevi note sintetiche con lo scopo di rendere il dovuto omaggio a giganti che molto dissero al loro tempo e che, ancor di più, hanno da dire e da dare ai nostri giorni.


La scuola atomista e Democrito.

In quel grande movimento di pensiero che nell'antica Grecia aiutò gli uomini a liberarsi dalle assurdità di culti tributati a Dei che erano soltanto la proiezione antropomorfa degli uomini stessi nacque e si sviluppò la scuola atomista fondata da Leucippo.
Allievo del fondatore della scuola fu Democrito, nato attorno al 460 a.C. in Abdera.
A lui si deve l'intuizione geniale circa l'intera struttura dell' Universo come formata, nella sua essenza prima ed ultima, da particelle minime chiamate
ATOMI la cui incessante interazione, secondo un movimento che avviene nel vuoto, determina l'eterno comporsi, scomporsi e ricomporsi di tutte le forme materiali.
Conseguenza di tale visione è l'affermazione dell'esistenza di infiniti mondi (Giordano Bruno, molto più tardi, per aver sostenuto lo stesso concetto finirà bruciato sui roghi dell'Inquisizione cristiana) poichè nulla perisce realmente per effetto di quel movimento atomico che è così, in realtà, una perenne rigenerazione.
L'approdo finale del pensiero democriteo, su tali basi, non può che essere la negazione dello spirito, inteso come realtà separata e diversa rispetto alla materia, poichè Tutto è materia e le stesse espressioni denominate spirituali o intellettive non sono altro che necessarie derivazioni di quella e degli atomi che la costituiscono.
Resta, quindi, destituita di fondamento la credenza nell'esistenza di qualsiasi principio di ordine metafisico o trascendente interpretato come reggitore dell'Universo.
Con il che, Democrito brucia il terreno alle contrarie teorie spiritualistiche di Parmenide e continua la via già intrapresa da un altro gigante di nome Eraclito che, prima di lui, aveva affermato: TUTTO SCORRE; DAL TUTTO NASCE L'UNO E DALL'UNO NASCE TUTTO.

I postulati esistenziali dell'atomismo in Epicuro.

Toccò a Epicuro, nato a Samo nel 341 a.C., sviluppare una dottrina della vita che si radicava nell'atomismo e ne portava alla luce il suo semplice e, per ciò stesso meraviglioso, significato ai fini dell'umana esistenza.
Nessun bisogno di un Dio o di una pluralità di Dei in veste di legislatori e di giudici ai quali timorosamente sottomettersi per evitarne le collere e propiziarsene la benevolenza. Favole, queste, tipiche della fanciullezza di una umanità che ancora oggi vive senza essere riuscita a varcare questo stadio e, anzi, ancor più regredita con l'avvento dei monoteismi di Mosè, Paolo e Maometto.
Nella conoscenza fondata sulla percezione sensoriale di tutto ciò che giunge dalla struttura atomica della materia e nella comprensione delle intime relazioni che legano tutti i fenomeni della Natura, governandone l'intrinseco equilibrio, sta la chiave di volta di una liberazione dalle nostre grandi paure: paura della morte e paura degli dei.
Liberi dalle tenebre di queste paure e illuminata, così, la semplicità della Vita, agli uomini basta seguire l'altrettanto semplice percorso dell'
atarassia , cioè una condizione mentale di serenità e di equilibrio, per giungere a una felicità che è semplice godimento della vita stessa e, quindi, semplice gioia di vivere.
Ma qual'è la via dell'atarassia? Epicuro risponde che essa si trova nella soddisfazione degli elementari bisogni naturali:
non aver fame , non aver sete , non aver freddo , rifiutando l'avidità di ricchezze e di potere che possono generare solo guerre e dolore come è avvenuto dal tempo della fondazione delle città-stato.
In altre parole, in uno stile di vita fatto di moderazione dei desideri e dei bisogni sta la costruzione di una umanità che sappia vivere in armonia con gli equilibri dell'Universo.

Il divino cantore della Vita: Lucrezio.

Nessuno come Lucrezio, a Occidente, hasaputo cantare la poesia della Vita all'interno della Fisica Atomistica che, con lui, ha raggiunto vette di commovente intensità traducendo la visione scientifica nella bellezza dei versi del suo
De rerum natura.
La sua incerta data di nascita oscilla tra il 98 e il 96 a.C. e visse, pertanto, durante la repubblica romana all'epoca della guerra civile tra Silla e Mario e della rivolta di Spartaco.
L'insegnamento di Epicuro trovò in Lucrezio un'appassionata adesione e lo portò a nutrire verso il maestro un'autentica venerazione che nasceva dal riconoscimento del suo fondamentale contributo alla genesi di una libertà umana lungamente conculcata dal veleno della paura superstiziosa instillata dalla
religio degli dei.
Sotto il profilo scientifico, il poeta della Natura legò il suo nome a quella splendida teoria del
CLINAMEN che completò, in modo superbo, l'impalcatura dell'Atomismo riprendendo la correzione che Epicuro aveva portato alle teorie democritee per quanto riguardava il moto degli atomi.
Nella concezione di Democrito, infatti, quel moto avveniva secondo una meccanicità e una immodificabilità dalle quali discendeva un principio di necessità che portava a una visione fatalistica delle cose. Contro tale visione, che finiva con l'annullare il principio di libertà, Epicuro aveva sostenuto che il moto atomico, per quanto svolgentesi all'interno di leggi meccaniche, conosceva pur sempre la possibilità di spontanee deviazioni la cui realtà originava il principio del
libero arbitrio umano.
Dalla correzione epicurea Lucrezio ripartì per spiegare la formazione delle cose attraverso le deviazioni del moto atomico durante il processo di interazione tra gli stessi atomi.
Conseguenza del
clinamen era, allora, la definitiva scomparsa di attori divini sulla scena del mondo e la restituzione all'uomo di una solitudine nella quale trovava posto la sua libertà, ma anche la sua totale responsabilità nei confronti di se stesso e della Natura.
In coerenza, infine, con tale approccio scientifico verso l'Universo, del quale siamo parte integrante e inscindibile, il pensiero lucreziano non poteva che condividere quegli stessi postulati esistenziali che Epicuro aveva tratto dall'atomismo.
Così, contro un mondo dilaniato, ieri come oggi, da guerre scatenate per volontà di ricchezze e di dominio, si ergeva la concezione di un mondo che, rifiutando lo spirito di avidità, trovava nell'appagamento dei bisogni elementari e nella moderazione dei desideri il modo per vivere in pace secondo fratellanza e solidarietà.
Perchè il vero, grande, autentico senso della Vita stava, ieri come oggi e come in eterno, in un semplice godimento dei piaceri naturali privo di eccessi a cui si accompagnava lo studio della Natura e una serena convivenza con i propri simili.
In queste semplici cose era racchiuso il segreto di un'esistenza fatta di corpi e di anime reciprocamente felici di vivere senza paure ultraterrene e, quindi, capaci di sconfiggere i vessilliferi di morte le cui trombe sono politica e religione.

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