Una domanda fondamentale

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Scrivendo il libro "L'ANELLO SPEZZATO DELLA STORIA" ci imbattemmo, per la ricerca storica che venivamo svolgendo, in un Sito Internet dedicato alla storia delle donne.
In quel momento stavamo affrontando l'argomento riguardante la formazione dell'Occidente dopo aver concluso la delineazione delle antiche civiltà preoccidentali. Avevamo già illustrato la civiltà celtica ed eravamo passati alla civiltà cretese o minoica.
Premettiamo che l'impulso irrefrenabile a scrivere il libro era nato davanti alla più spaventosa manifestazione dell'arroganza del Potere mai apparsa sulla scena storica mondiale con un soggetto agente, gli Stati Uniti d'America, proclamatore di una "verità" che verità non era, ieri come oggi, circa la cosiddetta esistenza della famose "armi di distruzione di massa" custodite e pronte all'uso in un Irak ormai assurto al rango di "asse del Male".
La volontà politica di scatenare una guerra genocida a qualsiasi costo dichiarando irrilevante ogni argomentazione contraria, e con la spudorata giustificazione di "prove" che tutto erano fuorchè prove, dimostrava in maniera lampante che bastava ritenere di avere in mano un Potere planetario per dichiarare che la guerra si sarebbe comunque fatta.
Per poco che si scavasse ci si rendeva conto che tutti i precedenti storici impallidivano di fronte alla colossale abiezione di una guerra, ingiustificata e ingiustificabile se non per altri motivi ben diversi da quelli ufficiali, scatenata in un tempo nel quale sembrava indiscutibile il valore di un Diritto Internazionale quale barriera a conflitti generati dall'avidità di Potere economico e militare.
Ma non si poteva non domandarsi, allora, che senso aveva la nostra vita se poteva essere rubata con tanta facilità da bande criminali solo assetate di Potere vergognosamente spacciato per "Democrazia e Libertà".
Su questa semplicissima riflessione, nella quale l'orrore si mescolava alla rabbia dell'impotenza, nasceval'esigenza di ripercorrere il cammino umano degli ultimi cinquemila anni per scoprire se abbiamo vissuto con l'illusione che la Vita abbia valore e senso e che Gioia sia la sua naturale dimensione qui e adesso, oppure se dovevamo rassegnarci all'idea propagandata dalle religioni, in nome di un altro Potere, che essa è una Valle di Lacrime nella quale scontare il tremendo "peccato" di essere nati.
La ricerca ha confermato il nostro modo di intendere la Vita secondo il retaggio delle antiche civiltà di ogni parte del Pianeta fino a quando il soggetto della storia degli ultimi due millenni è passato a Occidente o, più precisamente, a un Occidente che, in una certa fase e con certi eventi, ruppe definitivamente una linea di continuità che era il suo legame con le altre culture.
E' stato a questo punto che, durante lo studio della civiltà minoica, nel leggere le analisi di quella civiltà nel sito internet a cui accennavamo all'inizio abbiamo trovato una bellissima domanda che coglieva perfettamente l'inevitabile scontro con il nostro presente che sorge quando finiamo con l'accorgerci di come sia stata ridotta la vita umana e quella del nostro ambiente.
Nel descrivere lo stile di vita a Creta, così esso veniva illustrato:
"A Creta, sembra regni uno spirito di armonia tra uomini e donne che partecipano alla vita sociale da pari e pieni di gioia, spirito questo che si verificò per l'ultima volta nella storia." e, più avanti: "Un'altra caratteristica degna di nota della società cretese, che la distingue nettamente dalle altre grandi civiltà antiche, è che a Creta sembra ci sia stata una ripartizione della ricchezza piuttosto equa." (in http://www.tmcrew.org/femm/storiadelledonne/creta 1.htm).
Per quanto non totalmente d'accordo circa la distinzione di Creta dalle altre antiche civiltà per quanto concerne la ripartizione della ricchezza, ci pare, però, che il reale valore dell'analisi sia contenuta nella sottolineatura di quel gioioso spirito di vita che era l'intima cultura minoica e l'ultima espressione storica del genere umano.
Se, infatti, abbiamo cura di ripercorrere il passato della nostra specie fino al momento in cui prende inizio l'Era dell'Occidente, scopriamo che Creta costituì, in effetti, una sorta di frontiera, di confine tra la storia precedente e quella successiva sotto il profilo delle concezioni di vita.
Da sempre tutte le forme di esistenza che vengono alla luce nascono portando in sè i dettami di una legge cosmica che garantisce il naturale diritto al Piacere di Vivere nella dimensione di Armonia sulla quale si fonda l'intero Universo.
Tale affermazione, la cui base non è in astrazioni metafisiche o in precetti arbitrariamente attribuiti a qualsiasi divinità ma sul semplice incontro con l'Universo, reca il nome di Eros, cioè Amore della Vita e per la Vita.
Esso è la realtà prima ed ultima, unica ed eterna, la legge cosmica senza la quale tutto si dissolve nell'oscurità del non-senso. Da questa legge scaturisce il vincolo del rispetto e della solidarietà reciproca tra tutti i viventi, compresi gli umani, come insostituibile strumento che assicura a ciascuno, e quindi a tutti, la più alta qualità di vita materiale e, quindi, mentale e, quindi, ancora materiale in un circolo infinito che esprime il senso reale delle esistenze.
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Il conflitto, e lo spirito di Morte che ad esso si accompagna, nasce nel momento in cui si violi la sacra legge di Eros in nome di un'aberrante cultura del Dominio penetrata come malattia dell'anima in una razza aliena di umani invasati da sete di Potere su altri umani e sulla Natura.
Si badi bene, peraltro, che non tanto il Potere in sè reca il marchio del conflitto e del dolore quanto l'intenzione del suo esercizio in un modo o in un altro.
Nulla chiarisce meglio questo concetto quanto il ricordo di quello che è stato il potere più lungamente esercitato nella storia umana e mai messo in discussione, salvo che in talune fasi particolari, perchè si trattava di una realtà condivisa da coloro che, come popolo, in esso trovavano il simbolo vero del servizio reso al proprio ben-essere: stiamo parlando del Potere faraonico e dei suoi tremila anni di esercizio.
Nell'Egitto di quei lontani millenni questo era il concetto di Potere: strumento all'esclusivo servizio dei governati e non dominio personale del Faraone, strumento per la ripartizione equa dei beni vitali tra la popolazione con il solo fine di rendere la vita di tutti tranquilla e piacevole, strumento infine per la realizzazione di Maat, supremo principio di Giustizia Cosmica.
E, prima ancora dell'Egitto, concetti simili già albergavano tra i Sumeri i quali avevano compreso come solo attraverso reciproca solidarietà fosse possibile costruire un'esistenza nella quale di pari passo camminava il ben-essere collettivo con il ben-essere individuale.
Ma quando il Potere divenne brama insaziabile di spiriti che rinnegarono la propria appartenenza allo stesso genere umano volendo erigere templi solo al loro dominio su altri umani, allora esso trasfigurò in una lebbra che tutto infetta e che ancora oggi, più che mai, non esita a riempire di sangue un mondo devastato e morente per l'impatto con fame, bombe intelligenti e uranio impoverito.
Sapienze millenarie che scaturivano dalla lettura della Natura e dalla tensione di volerne rispettare e seguire le leggi nascoste hanno forgiato civiltà che, lontane nel tempo e nello spazio, hanno tutte compreso che uno solo è il destino dell'uomo, e cioè nascere e vivere secondo lo spirito di gioia che pervade la vita universale e, infine, ricongiungersi all'oceano del Grande Tutto e di nuovo rivivere.
Dai Sumeri agli Egizi, dall'Africa all'India, dalla Cina alle Americhe, ovunque la stirpe umana sapeva che non c'è salvezza nel violare la legge di Eros perchè violarla apre le porte del dolore.
E, se certo vi furono, anche nei tempi antichi e in quei luoghi, coloro che la violarono per insipienza o per erronee interpretazioni della legge, altrettanto vero è che nelle antiche civiltà era viva la consapevolezza che solo nei mutui vincoli degli umani tra loro stava la chiave di esistenze ben vissute.
Ma quei mutui vincoli non erano circoscritti all'unione delle forze e delle abilità individuali per la migliore soddisfazione delle esigenze di alimentazione e di difesa dei corpi, bensì trovavano altresì nell'espressione di una gioiosa sessualità la radice di un rapporto tra i sessi vissuto su un piano di reciproca parità nel quale l'incontro di uomini e donne rappresentava il canto stesso della Vita e delle divine energie cosmiche.
Era ancora di là da venire il tempo in cui atmosfere cupe avrebbero degradato la sessualità al rango di oggetto schiavizzato o mercificato o, con successiva evoluzione, represso come simbolo di "peccato" sublimabile soltanto attraverso un atto procreativo in forme religiosamente consacrate.
Creta rappresentò effettivamente l'ultima eredità di un mondo nel quale il Potere era uno strumento al servizio non dei governanti, ma dei governati per ripartire tra essi, secondo equità, le ricchezze collettivamente prodotte. I regnanti delle varie città dell'isola badarono a vivere in reciproca armonia e tranquillità mancando di sviluppare culture di dominio e di guerra salvo difendere dalle minacce esterne l'indipendenza e la pace delle loro comunità.
In base a questi fondamenti non poteva che esservi tra i cretesi l'amore per tutte quelle attività come arte e musica, canto e danza ed esercizi sportivi che facevano piacevole la vita insieme ai divini piaceri sessuali.
Tuttavia, Creta non fu, come si osserva nel sito internet già citato,
"....una società ideale o un'utopia, ma una società umana reale, con tutti i suoi problemi e le sue imperfezioni."
E allora ecco la domanda fondamentale:
"E' ormai evidente come il nostro passato reale e l'impulso iniziale della nostra evoluzione culturale possano solo essere visti attraverso il paradigma dominante. Ma quando ci troviamo di fronte alla grande importanza di cosa questo passato significhi allo stato del nostro sviluppo tecnologico e sociale, ci vien da chiedere che cosa ha causato il mutamento radicale di direzione culturale, la svolta che ci ha precipitato da un ordinamento sociale sostenuto da un modello mutuale e egualitario a un modello di tipo dominatore. Come e quando è successo?".
Per rispondere occorre tornare indietro nei millenni riappropriandosi delle antiche sapienze e risalire fino al punto di rottura che, attraverso una pluralità di eventi, portò la storia umana a intraprendere la china discendente di cui viviamo oggi l'ultima fase temporale.